G.S. Schray - Sussurrato Qualcosa di Buono
LABEL: Last ResortLinee di chitarra che si avvolgono; l’ascesa e la caduta di un basso delicato; ottoni profondi e soffusi: elementi sonori che esistono in uno stato di lento, perpetuo movimento, come idee che germogliano da una sorta di compost cognitivo. Con meraviglia e fascino, il nuovo album solista di G. S. Schray, Whispered Something Good, evoca un regno di nuova crescita offrendo al contempo una colonna sonora adatta alla sua esplorazione, come se fosse fatto su misura sia per il sognatore ad occhi aperti sia per l’avventuriero spensierato. Iniziamo nell’oscurità di "Unlit Center" con frasi ellittiche di chitarra jazz. Una conversazione tra contrabbasso, sintetizzatore e pianoforte si svolge in "In Tears Twice A Page" prima di essere condotti nella zona riflessiva di "Another Haunted Mirror." C’è una nebbia di sintetizzatore che la tromba attraversa decisamente come un raggio di luce del sole: caldo e limpido. Man mano che l’album procede, ritmi più solidi si consolidano. In "Prelude for Probably," batterie tintinnanti si incastrano in un ritmo trionfante con gli ottoni. E poi, per chiudere, l’arte pop strumentale di "Gone in Amber," che non punta necessariamente a una destinazione finale ma a un’altra tappa, una di canti lontani di uccelli e il più tenue bagliore di sintetizzatore. Intimo e invitante, l’atto di ascoltare Whispered Something Good è simile a scavare attraverso un’immaginazione. È un luogo di melodie subliminali che fioriscono in forme musicali rizomatiche, pensieri vaganti che si uniscono come folgorazioni d’ispirazione — il cambiamento che genera ancora più cambiamento.