Janko Nilovic e I Surfisti dell'Anima - Labirinto di Suoni
LABEL: Broc RecordzNato a Istanbul da genitori montenegrini, pianista precoce cresciuto in un’ambasciata, musicista brillante. Compositore prolifico che parla otto lingue, ha arrangiato musica per jazz, musica leggera, adottando molteplici identità.
Per un’etichetta è Andy Loore; per un’altra, Emiliano Orti. Per altre ancora, è chiamato Alan Blackwell o Johnny Montevideo, ma dietro tutti questi pseudonimi c’è un solo uomo: Janko Nilovic.
Esplorando gli scaffali della produzione musicale, avventurandosi negli angoli meno illuminati della musica da biblioteca, il nome di Janko Nilovic illumina decine di scaffali su cui sono conservate le sue colonne sonore, i suoi dischi per Editions Neuilly o Sforzando, ma soprattutto i suoi venti album per Editions Montparnasse. Un’opera considerevole e imponente, ricca di orchestrazioni di tastiere, archi e ottoni, temi, atmosfere e melodie. Un repertorio in cui il cinema, la televisione e la pubblicità hanno trovato la loro delizia...
Sottoposti alle affilate lame dei campionatori, ridotti a pochi secondi efficaci, uniti a battiti ritmici, alcuni suoi brani si sono infiltrati a lungo nell’hip hop, spingendo i più curiosi a risalire alla fonte per procurarsi gli album completi da cui erano stati tratti i preziosi giri.
Quasi sconosciuto al grande pubblico, Janko Nilovic è un maestro per gli iniziati, sia che siano al suo fianco in studio o comodamente seduti nella loro poltrona a gustare il risultato finale sul loro giradischi. La sua discrezione unita ai suoi lunghi anni di silenzio discografico potrebbe far credere che abbia astutamente organizzato la sua sparizione dal radar per fare di Janko Nilovic un mistero mai completamente risolto.
Fino a questo messaggio da The Soul Surfers.
A poche miglia di distanza, nel loro studio acceso dal funk analogico, i moscoviti erano stati riportati sulla traccia di Nilovic dal polistrumentista Shawn Lee. Dopo alcune appassionate discussioni, il desiderio di un album congiunto stava già accendendo gli amplificatori, facendo vibrare le corde del basso e tendere le pelli della batteria.
Iniziata con il continuo scambio di spartiti, la collaborazione è poi proseguita in studio per un vero scambio, rimbalzando all’istante proposte, sviluppando idee in una dinamica di gruppo dal vivo che la distanza avrebbe reso impossibile.
Per sentire le vibrazioni accumulate per decenni nello studio CBE (come Chatelain Bisson Estardy), un luogo mitico fondato nel 1966, in cui molti album, soprattutto da biblioteca, sono stati immortalati. Un luogo dove console, apparecchiature e strumenti sono stati conservati così come erano, accumulando nei loro cavi, metri e altoparlanti, infinite ore di sperimentazione e registrazione.
Un luogo che Janko conosceva bene e dove un vecchio amico lo aspettava. Un organo Hammond con una cabina Leslie le cui tastiere aveva già accarezzato in passato e dietro cui un’improvvisazione e una sola ripresa erano sufficienti a completare il brano omonimo.
Insieme, Janko Nilovic e The Soul Surfers hanno costruito Maze Of Sounds, un labirinto musicale lastricato dalle tastiere del maestro dove il groove soul-funk dei focosi russi è il filo conduttore per l’ascoltatore, il suo punto di riferimento in questo dedalo di atmosfere ed emozioni, al tempo stesso cinematografico, nostalgico, danzante, onirico e contemplativo.
Un album dove, tuttavia, nulla è compartimentato. Dove, spinti dal turbine tessuto da un quintetto d’archi, le barriere si spostano preparando l’ingresso di un coro slavo, lasciando che una chitarra urlante vada e venga accanto alla vivacità cristallina del Fender Rhodes, organizzando alcune aerazioni ritmiche a disposizione dei campionatori.
Una fusione tra le partiture sapientemente oscurate, tra la scienza degli arrangiamenti scritti con precisione e la sensazione soul-funk di The Soul Surfers. Un album che Janko Nilovic sognava di realizzare da anni.