Q Lazzarus - Addio cavalli
LABEL: Dark EntriesFinalmente, Q Lazzarus saluta Dark Entries. Q Lazzarus è lo pseudonimo di Diane Luckey, nata nel New Jersey nel 1960. Mentre viveva nell’East Village di New York negli anni Ottanta, Diane conobbe a una festa l’autore Bill Garvey e registrarono “Goodbye Horses” nel suo studio di casa. Secondo il racconto, Luckey incontrò il regista di Hollywood Jonathan Demme quando lo fece salire sul suo taxi durante una bufera di neve nel 1986. Demme rimase sbalordito dal suo nastro dimostrativo, che stava suonando in auto, e finirono per trattenersi per ore in un ristorante a parlare di vita e musica. «Gli piacque così tanto che gli diedi il nastro che stavo ascoltando; disse che mi avrebbe chiamata per uno dei suoi film, ma io non lo presi davvero sul serio», disse Luckey. Demme fece comparire per la prima volta “Goodbye Horses” nella sua commedia fuori dagli schemi Married to the Mob, e poi di nuovo, in modo più memorabile, in Il silenzio degli innocenti, quando Buffalo Bill si cambia in abiti femminili coprendo con musica ad alto volume le suppliche della vittima designata. Nonostante la visibilità, sia Luckey sia Garvey rimasero in una relativa oscurità. “Goodbye Horses” è l’emblema di un classico di culto, un brano strappalacrime e impalpabile, sorretto dal ricco lavoro di sintetizzatore di Garvey e dalla voce inconfondibilmente potente di Luckey. Garvey dice: «la canzone parla del trascendere coloro che vedono il mondo solo come terreno e finito». Oltre 15 anni di impegno sono confluiti nella realizzazione di questa pubblicazione. Tutti e cinque i brani di questo disco erano finora inediti e provengono dai nastri originali di registrazione. La versione estesa di “Goodbye Horses” è stata rimissata ex novo a partire dalle tracce separate originali da Alberto Hernandez ai Fantasy Studios. Sono incluse anche le versioni strumentale e a cappella del brano, disponibili anch’esse per la prima volta. Il lato B si apre con “Hellfire”, un brano cupo sul locale notturno BDSM newyorkese omonimo, che mette in mostra l’estensione e la forza della voce di Luckey. Segue “Summertime”, con una rilettura sintetizzatore-reggae dall’andatura ondeggiante del brano di George Gershwin del 1937. Anche i due brani del lato B sono nuove rimiscelazioni e nuovi montaggi ricavati dalle tracce separate originali. Questo disco esce insieme al documentario di Eva Aridjis Fuentes su Q Lazzarus, Goodbye Horses: The Many Lives of Q Lazzarus, un’opera che ripercorre la vita dell’enigmatica Luckey. È un momento propizio per riflettere sugli artisti poco riconosciuti che abbiamo perduto e sull’innegabile brillantezza sia di Diane Luckey sia di William Garvey.