Various - Tokyo Riddim Vol 2 1979 - 1986 Vinyl - Vinyl Record
RELEASE

Vari - Enigma di Tokyo Vol. 2 1979-1986

LABEL:   Time Capsule

ARTISTS: Various
RELEASE DATE: 2024-11-08
CATALOGUE NUMBER: TIME021
FORMAT: 12" Vinyl
STYLE: Reggae, Dub

Approfondendo la vicenda del reggae pop giapponese, Tokyo Riddim Vol. 2 esplora un suono elettronico, di nuova onda e spesso sperimentale, diverso da qualunque cosa il Giappone o la Giamaica avessero mai ascoltato prima. La prima volta che Ryuichi Sakamoto lasciò il Giappone, non andò negli Stati Uniti né in Europa: andò in Giamaica. Era il 1978, gli YMO stavano per pubblicare il loro album d’esordio, ma Sakamoto era a Kingston, invitato a suonare i sintetizzatori per la cantante idol giapponese Teresa Noda ai Dynamic Sound Studios, in una formazione insieme a Neville Hinds e nientemeno che Rita Marley. Non è una storia che molti conoscono, ma è una storia che avrebbe acceso la fascinazione di Sakamoto per il dub e segnato un nuovo capitolo nel duraturo amore giapponese per il reggae. I brani di Teresa Noda che incisero – ‘Tropical Love’ e ‘Yellow Moon’ – aprono e chiudono questo secondo volume della raccolta Tokyo Riddim di Time Capsule, che racconta la storia più ampia di come una fascinazione per Jamrock travolse il Giappone, aggiungendo un tocco di lime a quel dolce suono del city pop, abbracciando una tavolozza musicale mondializzata e creando nel frattempo un genere del tutto nuovo. Per alcuni, come Sakamoto, una deviazione verso il reggae faceva parte di una più ampia curiosità per suoni e stili nuovi, confluita nella discoteca mondiale di omaggio e appropriazione che rese la musica giapponese della fine degli anni ’70 e dei primi anni ’80 tra le più creative e inafferrabili al mondo. C’era l’iconico mutaforma Yosui Inoue, che giocava con reggae, afrobeat ed elettro-balearico (e la cui For Life Records pubblicò diversi brani in questa raccolta), e Kay Ishiguro, che coinvolse l’artefice del J-reggae Pecker nell’ambizioso ‘Red Drip’ alla maniera di Stevie Wonder. Poi c’erano i devoti di Compass Point: produttori e musicisti, tutti affascinati dal suono dello studio delle Bahamas e ispirati al distacco elegante di Grace Jones – come si sente nella musica dei Juicy Fruits – e il nero disco della femme fatale Yuki Nakayamate, sotto contratto con Casablanca. A volte, come nel caso di Risa Minami, l’influsso del J-reggae diceva più del Giappone che della Giamaica. Ma mentre Tokyo Riddim Vol. 1 si concentrava sul suono del city pop, questa raccolta va oltre, riportando alla luce le collaborazioni e gli ibridi più sperimentali, esemplificati da Tomoko Aran, che lavorando con Yusuaki Shimizu e Mariah mise in evidenza fin dove il reggae fosse arrivato per essere rifuso in qualcosa di completamente nuovo dall’altra parte del mondo. Forse più di ogni altra cosa, nel collegare i punti tra Tokyo e Kingston, tra Giamaica e Giappone, il reggae giapponese stava costruendo un linguaggio musicale che esisteva al di fuori dei paradigmi dell’egemonia culturale statunitense ed europea: un incontro plasmato da commercio, capitale e creatività che ora, per la prima volta, viene riconosciuto più ampiamente.

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