BJ Smith - Dediche ai grandi Quattro "Non essere crudele"
LABEL: NuNorthern SoulCollaboratore di lunga data di NuNorthern Soul, B.J. Smith è un musicista molto richiesto, che divide il suo tempo tra il lavoro da solista, la chitarra nel popolare gruppo JIM del leader dei Crazy P James Baron, la collaborazione in una varietà di progetti molto apprezzati (tra cui Smith & Mudd, Bison e White Elephant) e la composizione per la televisione. A causa di questo impressionante elenco di impegni musicali, le uscite da solista sono state, negli ultimi tempi, poche e distanziate; l’uscita più recente di Smith su NuNorthern Soul, una versione essenziale del suo singolo Big Sur, è arrivata verso la fine del 2023.
È passato ancora più tempo dall’ultima volta che ha pubblicato un volume della sua popolare e continua serie Dedications To The Greats, in cui il cantautore e compositore si cimenta con successo con brani altrui. Da quando ha inaugurato la serie su NuNorthern Soul nel 2013 con rivelatrici e ispirate reinterpretazioni di brani di Mos Def e dei Pharcyde, Smith ha ripreso pezzi di Outkast, Prefab Sprout e Soul II Soul.
Nel quarto volume, il primo della serie dopo cinque anni, Smith propone una “reinterpretazione di una reinterpretazione”: una lettura rivoluzionaria e fantasiosa di ‘Don’t Be Cruel’ di Billy Swan, a sua volta versione di un brano reso celebre per la prima volta da Elvis Presley. È stato il loro amore comune per la versione di Swan a far incontrare Smith con l’ospite più in vista dell’uscita, Joe Harvey-Whyte, le cui ondeggianti, agrodolci e profondamente emotive parti di chitarra steel a pedale si ascoltano in tutto l’EP.
Smith offre tre letture contrastanti. L’EP si apre con la versione ‘Mother Earth’, un’epopea che si dispiega lentamente, in cui ondate di chitarra steel a pedale carica di effetti e arpeggi di chitarre acustiche baciate dal sole introducono le vocalizzazioni di Smith a occhi chiusi, assestandosi poi su un andamento che richiama il suo lavoro in collaborazione con l’amico e sodale di lunga data Paul ‘Mudd’ Murphy e che mette Harvey-Whyte al centro, con un effetto gioioso. Man mano che l’epopea di 14 minuti procede, ci vengono offerti lunghi e languidi assoli di chitarra elettrica, crescendi al rallentatore ricchi di percussioni e assoli d’organo velati e dilatati. È un intruglio folgorante, senza fiato, lontanissimo sia dalla versione di Swan sia da quella di Presley.
In contrasto, la parimenti epica versione ‘Earth Heart’ – disponibile sia con voce sia strumentale – porta il brano in primo piano. Dopo una lunga introduzione, in cui i magnifici e scorrevoli motivi di flauto di Tamar Osborn si intrecciano con languidi assoli di chitarra e con la chitarra steel a pedale di Harvey-Whyte, Smith prende il microfono e offre un’interpretazione intensa dei versi sentiti del brano, su un andamento sommesso e al rallentatore. La traccia cresce a ondate mentre avanza, con Smith che stratifica gli strumenti mentre scorre verso una bella conclusione.
A completare un insieme superbo c’è la ‘Root Heart Version’, una lettura che unisce Baleari e America rurale, costruita su batteria dal passo ondeggiante, basso caldo, lunghe parti di chitarra steel a pedale, lampi di flauto e la chitarra acustica di Smith luminosa come il sole. Innamorata e con gli occhi un po’ sognanti, è una vera delizia da tramonto.