Nicola Cruz - Ibridismo
LABEL: Multi CultiVinile verde in edizione limitata. Pubblicato originariamente dopo il suo acclamato secondo album, HYBRIDISM mostra il produttore ecuadoriano Nicola Cruz all’apice delle sue capacità esplorative. Ora ristampato su vinile verde in edizione limitata, questo EP ampio e arioso riemerge con rinnovata attualità—mescolando ritmi nordafricani, motivi persiani eterei e frammenti vocali che richiamano insieme tradizioni antiche e mondi immaginati. Una lettura contemporanea dell’esotismo globale, HYBRIDISM è una tappa essenziale nel percorso sonoro in continua evoluzione di Cruz. 'Aima’, chiamata così dal ritornello cantato da ragazze igbo della Nigeria, crea l’illusione di aver rispolverato un LP perduto. I dettagli estetici richiamano l’esotismo francese degli anni ’70, prodotto con maestria: una sensazione complessiva di calore e personalità, rara da ottenere con tanta disinvoltura. ‘Naeku,' nelle parole di Cruz, è "una canzone dolorosa in tonalità minori, ma con un’energia guerriera, forza e visione in avanti: un’anima se ne va, ma una nuova arriva nel nome di Naeku, un bambino masai. Non tutto il lutto deve essere sofferenza; un sentimento che posso collegare al luogo da cui provengo con una parola quechua: Llaquilla - triste, pero feliz (triste, ma felice). Come sempre, il 303 aggiunge quella sensazione che tocca il cuore.” Se esiste un modello per l’etica di Multi Culti, Cruz ne ha sintetizzato la formula: lamento masai filtrato attraverso la saggezza quechua con un tocco di 303 per l’anima. 'Drom Tradisie' è un quadretto nostalgico che cattura la fantasia di un orizzonte scenografico su una spiaggia perduta, un ritratto realizzato con il dominio FM dei sintetizzatori che, in qualche modo, si associa a immagini tropicali. 'Third Eye Dub’ porta tutto più in profondità, esplorando il regno frattale della concentrazione, un punto in cui l’oud (suonato da Nasiri) agisce sulla ghiandola pineale. Questo viaggio interiore attraverso le profondità cavernose del subconscio scivola su un morbido andamento modulare che trasporta l’ascoltatore attraverso questa distesa psichica, un filigranato di armonie persiane (in Shur, per l’esattezza) che traccia contorni nel buio. Infine, 'Kawe’s Dream’ si spinge ancora oltre negli spazi immaginari della mente. È una ricostruzione sonora del Bardo Thodol tibetano, o ‘Libro dei Morti’, un testo sacro che guida lo spirito nel passaggio fuori dal corpo. Nelle parole di Nicola: "Per dipingere quella profondità, avevo in mente questi canti tibetani, che ho finito per plasmare con il vocoder di Ableton sopra un frammento della voce di Ayan (cantata in una lingua inventata). Poche note, e mi ha dato la gravità che cercavo nella canzone.” Roba che solo un produttore capace come Cruz potrebbe riuscire a realizzare. Le cinque tracce di Hybridism sono diverse dal punto di vista sonoro, eppure tutte possiedono una qualità effimera, un sentimento pastorale e transitorio che attraversa la musica: ascoltiamo i suoni passarci accanto, magari afferriamo anche uno o due motivi, ma la sensazione è quella della sabbia che scorre tra le dita, profonda, sfuggente, bellissima.